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Il pellegrinaggio giubilare ha beneficiato fin dai primi anni santi, e in maniera più strutturata a partire dal XVI secolo, del supporto assistenziale e logistico dell’associazionismo confraternale, e in particolare di quello della Confraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini e dei Convalescenti, fondata nel 1548 da San Filippo Neri. L’accoglienza e l’ospitalità materiale alla Trinità erano regolate da norme rigorose, e una tempestiva programmazione degli arrivi consentiva di rifornire le cucine e i refettori, predisporre i letti e se necessario affittare ulteriori locali. Momenti essenziali dell’accoglienza erano il rito della lavanda dei piedi e l’offerta del pasto serale, scanditi dalla recita comune di preghiere e litanie, e la visita in processione alle basiliche. Per concessione pontificia le confraternite potevano conseguire l’indulgenza con un numero ridotto di visite, il che permetteva loro di limitare l’ospitalità ai pellegrini. Gli stranieri potevano fare affidamento anche sulle fondazioni nazionali legate ai paesi d’oltralpe, o alle “nazioni” delle diverse aree della penisola italiana. I pellegrini infermi potevano beneficiare dei servizi dei grandi ospedali pubblici romani, come il Santo Spirito in Saxia o, per i più agiati, curarsi anche privatamente, nelle abitazioni o nelle locande e alberghi in cui alloggiavano.