La Mostra    La città si rinnova

Alla metà del XV secolo, con il superamento della crisi trecentesca, la conclusione del Grande Scisma e il prevalere del potere papale sulle magistrature comunali romane e sulle terre della Chiesa, ha inizio la storia urbanistica e architettonica della Roma moderna. Capitale di un piccolo Stato temporale con intensi rapporti politici con le principali potenze dell’epoca, la città medievale si trasforma gradualmente in città rinascimentale, sede di una Corte cosmopolita tra le più attrattive d’Europa. Pittori, architetti, scultori, musicisti e letterati di fama vi soggiornano e contribuiscono a rendere splendida e maestosa la capitale della Cristianità, grazie alla generosa committenza di pontefici, alti prelati o membri di nobili famiglie romane. Il rimodellamento della città voluto dai pontefici trova notevole impulso nell’appuntamento ricorrente dell’anno santo, fissato nella seconda metà del Quattrocento su una cadenza venticinquennale, imprimendo un'accelerazione alla realizzazione di grandi progetti architettonici, di imprese artistiche, di trasformazioni dell'assetto urbanistico. L’azione dei papi sulla città in occasione dei giubilei è condizionata dalla convergenza di obiettivi funzionali, di sicurezza e di carattere estetico, oltre che dall’esigenza di manifestare attraverso la grandezza di Roma il potere e l’autorità della Sede Apostolica e della Chiesa.

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L'assetto urbanistico di Roma subì tra Quattro e Seicento consistenti modifiche, con interventi sulla cinta muraria, sulla trama stradale, sui ponti, sugli acquedotti. Già nel primo progetto organico, concepito da Niccolò V per il giubileo del 1450, emerse l'esigenza di sistemare l'area Vaticana, presente anche nel grande programma di rinnovamento di Sisto IV per il 1475. Accanto al restauro di chiese e palazzi e ai grandi interventi edilizi, Sisto IV curò la viabilità cittadina e i percorsi dei pellegrini. Il suo progetto più imponente fu la costruzione di Ponte Sisto per alleggerire il traffico su Ponte Sant’Angelo, l’unico che allora collegava le due sponde del Tevere in prossimità del Vaticano. Per agevolare il percorso da Castel Sant’Angelo a San Pietro creò Borgo Sant'Angelo, mentre Alessandro VI realizzò per il 1500 la Via Alessandrina, poi scomparsa con l’apertura di Via della Conciliazione. A metà '500, nella Roma della Controriforma, delle confraternite e delle grandi processioni, il collegamento tra i luoghi sacri divenne prioritario. Per il 1575 Gregorio XIII realizzò l'attuale via Merulana, tra Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano, una zona trascurata dopo lo spostamento della sede papale, e riqualificata con Sisto V (1585-1590) nell'ambito del suo vasto progetto urbanistico. Con lunghe strade rettilinee che congiungevano chiese e basiliche maggiori, il disegno sistino ha caratterizzato la pianta di Roma fino ai piani regolatori tardo ottocenteschi e del primo Novecento.

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I giubilei hanno rappresentato, per i pontefici e per le grandi famiglie romane, una periodica e significativa occasione per “decorare” Roma, curare l’estetica delle strade, dei palazzi e dei luoghi di culto. Spesso non si trattava solo di operazioni di ripulitura o restauro, ma di vere e proprie ricostruzioni dalle fondamenta per assecondare un'accresciuta funzione delle diverse chiese nel quadro liturgico-devozionale della città. Le Basiliche maggiori, come le piccole chiese e cappelle, vennero anche arricchite al loro interno, con arredi sacri e opere scultoree o pittoriche, in taluni casi di assoluto prim'ordine e importanza, come le tele commissionate a Caravaggio nel luglio del 1599, per la Cappella Contarelli a San Luigi dei Francesi: la Vocazione e il Martirio di San Matteo, già pronte nel 1600, e San Matteo e l'angelo, realizzata per il 1602. Anche per i palazzi nobiliari, in particolare quelli appartenenti alle famiglie dei pontefici di origine romana, gli anni santi rappresentarono l'occasione per modifiche e ristrutturazioni che spesso inclusero la risistemazione di piazze e la realizzazione di fontane e giochi d’acqua, come la Fontana dei Quattro Fiumi di Gian Lorenzo Bernini a Piazza Navona. Le fontane furono un elemento caratteristico dei fasti della Roma barocca e rappresentarono l'esito monumentale della sistemazione degli acquedotti romani che tanta parte ebbe nei progetti dei pontefici per la miglioria dei servizi urbani e il buon funzionamento della città.

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