La Mostra    Le basiliche patriarcali

La prescrizione essenziale del giubileo è la visita alle basiliche patriarcali romane di San Pietro, San Paolo, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore. La bolla Antiquorum Habet aveva in verità previsto, nel 1300, che solo le tombe dei principi degli apostoli fossero luogo obbligato di pellegrinaggio. Fu Clemente VI ad aggiungervi San Giovanni nel 1350, e Gregorio XI a includere nel 1373 Santa Maria Maggiore, che fu meta di pellegrinaggio per la prima volta durante il giubileo del 1390. Con il consolidamento della supremazia papale su Roma e la trasformazione della città e dei suoi spazi in funzione del rafforzamento dell'immagine della Chiesa, i pontefici intervennero in maniera consistente sull'aspetto delle basiliche, valorizzandone il patrimonio sacro, assicurandosi che fossero ben collegate tra loro e con gli snodi centrali dell'Urbe, e curandone la veste architettonica ed estetica. Gli anni santi costituivano per le basiliche, come e più che per il resto dell'Urbe, uno sprone e un incentivo per migliorarne l'aspetto, oltre che una fonte di risorse per aumentarne la dotazione grazie alle donazioni dei fedeli. Luogo di venerazione delle più preziose reliquie cristiane e meta di ricerca spirituale, esse diventarono così anche oggetto di ammirazione delle bellezze dell'arte e dell'ingegno umano da parte di pellegrini e viaggiatori di ogni parte del mondo, coadiuvati dagli itinerari e dalle descrizioni proposti dalle numerose guide a stampa che il mercato editoriale proponeva con ritmo sempre crescente.

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Là dove fu sepolto il corpo di San Pietro, alle pendici del Colle Vaticano, sorge oggi la Basilica a lui dedicata, eretta dall'imperatore Costantino. Con lo spostamento della residenza papale dal Laterano al Vaticano, alla fine del XIV secolo, la Basilica acquisì maggiore importanza politica e strategica, che si tradusse in una nuova attenzione dei pontefici per la riqualificazione dell'area, anche in funzione dei giubilei. All'inizio del Cinquecento, Giulio II intraprese un piano organico per il rifacimento della Basilica e, di lì a poco, nacque la Fabbrica di San Pietro, poi Sacra Congregazione della Fabbrica di San Pietro, il più significativo e longevo cantiere edilizio della Roma moderna, operante ancora oggi nella veste di Amministrazione Palatina. Alla guida dei lavori sulla Basilica si avvicendarono i più grandi artisti e architetti: Bramante, cui si deve il primo progetto, poi abbandonato, a croce greca; Michelangelo, artefice del progetto della grande cupola; Maderno, che costruì la facciata a inizio Seicento; e infine Bernini, autore di numerose opere scultoree, del baldacchino in bronzo, e della piazza col suo magnifico colonnato che circonda l'obelisco proveniente dal circo di Nerone, collocato davanti alla basilica da Sisto V. Tra gli ultimi lavori, si contano gli scavi nelle grotte vaticane, voluti da papa Pio XII negli anni Quaranta del secolo scorso, alla ricerca della tomba di Pietro. Nell’anno santo del 1950, il pontefice diede via radio l’annuncio del suo ritrovamento.

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Austera e solenne, lontana dal circuito delle chiese maggiori di Roma, la basilica di San Paolo sorge sulla via Ostiense, dove fu sepolto l’apostolo. Nella prima metà del IV secolo Costantino fece costruire una basilica, che gli imperatori Valentiniano e Teodosio, già alla fine del IV secolo, ingrandirono notevolmente, per accogliere la grande quantità di fedeli che vi si recavano. La posizione sfortunata in cui si trovava la basilica, in una zona periferica, disagevole da raggiungere, su cui non incisero i corposi interventi urbanistici della Roma moderna, costrinse in diverse occasioni i pontefici a doverla sostituire, come meta di pellegrinaggio giubilare, con la basilica di Santa Maria in Trastevere. L’incendio del luglio 1823 segnò in modo particolare la storia della Basilica di San Paolo, perché fu distrutta quasi del tutto la costruzione originaria del IV secolo, rimasta fino ad allora pressoché inalterata. Dall’incendio si salvarono solo il ciborio di Arnolfo di Cambio e parte del grande portone di bronzo, fatto costruire a Costantinopoli nell’XI secolo. Per la ricostruzione venne istituita una Congregazione speciale per la riedificazione della Basilica di San Paolo, e Leone XII pubblicò un’encliclica per raccogliere fondi da devolvere ai lavori. Archeologi e architetti si confrontarono e proposero progetti diversi: la tesi che prevalse fu di ripristinare fedelmente l'aspetto originario. La nuova basilica fu consacrata nel 1854, ancora mancante grande quadriportico davanti alla facciata principale realizzato negli anni Venti del Novecento.

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La basilica di San Giovanni in Laterano, la prima edificata dall'Imperatore Costantino dopo il riconoscimento del cristianesimo nell'Impero romano d'occidente, è la Cattedrale di Roma, principale sede del magistero pontificio da diciassette secoli. La sua funzione politica e simbolica non è mutata neanche quando, al ritorno da Avignone nella seconda metà del '300, i pontefici decisero di trasferirsi al Vaticano. Una volta asceso al soglio ogni nuovo papa deve prenderne formalmente possesso, con cerimonie che erano un tempo rappresentate da magnifiche e rituali cavalcate in processione, che da San Pietro attraversavano Roma per arrivare a San Giovanni tra la folla acclamante. La zona del Laterano, trascurata e decaduta nel tardo medioevo, tanto da causare l'accorato appello di Francesco Petrarca perché vi si ponesse rimedio, fu riqualificata dai pontefici del tardo Cinquecento, prima Gregorio XIII, che la collegò a Santa Maria Maggiore attraverso l'attuale via Merulana, poi Sisto V, che ricostruì completamente il palazzo apostolico, demolendo, tra l'altro l'antica loggia delle benedizioni, e modificò l'assetto dell'intera area. Nei due secoli successivi diversi restauri interessarono l'interno e la facciata della Basilica, anch'essa di origine costantiniana. Le reliquie di San Giovanni in Laterano rappresentano il più ricco dei tesori sacri: valgano per tutti la scala santa portata secondo la tradizione da Elena, madre di Costantino, di ritorno da Gerusalemme, l'immagine acheropita (non dipinta da mano umana) di Cristo, e le teste degli apostoli Pietro e Paolo.

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Nel 432, l’anno dopo la conclusione del Concilio di Efeso che aveva affermato il dogma della maternità divina di Maria, Sisto III fece edificare la Basilica e gliela dedicò, prima fra le basiliche cristiane a lei intitolata. La tradizione racconta di una fondazione anteriore da parte di papa Liberio (352-366), a seguito di una prodigiosa nevicata sulla sommità del colle Esquilino. La leggenda si è profondamente radicata nell’identità di Santa Maria Maggiore, che è stata designata anche nel tempo come Basilica Liberiana, o anche di Santa Maria ad nives. Gli interventi sulla Basilica in epoche posteriori non hanno inciso in maniera drastica sull’assetto originario della Basilica, che più delle altre ha mantenuto traccia della sua origine paleocristiana. Gregorio XI, che nel 1373 inserì la Basilica nel circuito giubilare, realizzò l'alto campanile; in epoca moderna fu demolito l’antico Patriarchio, furono create delle cappelle per alloggiare reliquie legate a Maria e alla Natività di Cristo: la Salus Populi Romani, icona della Vergine e reliquie provenienti dalla grotta della natività. La nuova facciata, commissionata da Benedetto XIV a Ferdinando Fuga, fu realizzata tra il 1741 e il 1743, non abbattendo quella originaria ma anteponendovela. Sul piano della sua collocazione urbanistica, Sisto V ne fece il perno del proprio sistema di assi viari rettilinei, facendo convergere sui due fronti della basilica le strade di collegamento con San Giovanni, Santa Croce in Gerusalemme, ma anche Trinità dei Monti, Santa Maria del Popolo, e il centro urbano.

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