La Mostra    Il viaggio, la visita, il racconto

Roma, custode dei sepolcri degli apostoli Pietro e Paolo, dei corpi di santi e martiri cristiani, e di molte delle preziose reliquie di Terrasanta, è stata, con Gerusalemme e Santiago de Compostela, una delle principali mete degli itinerari del pellegrinaggio cristiano in età medievale. Nell’ambito di una variegata mappa devozionale, articolata su una pluralità di luoghi sacri nazionali, regionali o locali, Roma, ormai “nuova Gerusalemme”, ha affermato alla fine del XIII secolo la propria centralità, richiamando pellegrini in gran numero e animando intense forme di religiosità popolare e di pratiche devozionali e penitenziali. L'indulgenza plenaria di Bonifacio VIII e il pellegrinaggio ad essa connessa si sono dunque inseriti in una consuetudine radicata nei secoli precedenti, consolidandola e mutandone al contempo le caratteristiche materiali. La diversa natura del perdono concesso, rivolto alla totalità dei cristiani e da esperire per tutti entro il medesimo tempo di un anno e nel medesimo luogo, ha comportato movimenti contestuali di un consistente numero di individui di diversa estrazione, e la nascita di nuove forme di organizzazione del viaggio verso Roma e della permanenza in città.

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Raggiungere Roma ha significato per secoli, per pellegrini e viaggiatori, percorrere, a piedi o con i mezzi che le condizioni economiche e le diverse epoche rendevano disponibili, le numerose strade che attraversavano la penisola italiana longitudinalmente, confluendo nell'Urbe. Gli itinerari stradali più utilizzati facevano capo al tracciato delle antiche vie consolari romane, da nord la via Regia Romana, la via Francigena, la via Flaminia, da sud la via Appia, per poi accedere in città attraverso le antiche porte romane, o porte più recenti create per facilitare il transito. Pochi giungevano via mare al porto di Civitavecchia, o al porto fluviale di Ripa grande a Roma. L’avvento del trasporto ferroviario, e poi di quello aereo e su gomma, ha inciso fortemente sulla modalità di viaggio dei pellegrini. Il 1925 è stato il primo anno santo che li ha visti arrivare dall’aria, in aereo o con l’idrovolante. Diverse sono state nei secoli le iniziative per migliorare la qualità del viaggio e la sicurezza dei pellegrini: la sistemazione delle strade dissestate, la predisposizione di strutture ricettive, la riduzione di dazi e pedaggi, il rilascio di salvacondotti, le misure contro banditi e briganti. La difficoltà e i pericoli da affrontare hanno contribuito a diffondere, nel tempo, la pratica del pellegrinaggio in gruppi legati alla rete delle confraternite, soprattutto a partire dal XVI secolo, o organizzati su base nazionale.

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Solo dalla seconda metà del Cinquecento le fonti consentono di formulare ipotesi realistiche, anche se parziali, sull’affluenza e le caratteristiche del pellegrinaggio giubilare, grazie ai dati raccolti dalle strutture di accoglienza e di assistenza. Il giubileo del 1575 ha segnato l’inizio di una fase di grande affluenza, che si è protratta fino al 1650, con una media di 400.000 presenze, e un plausibile picco di 500.000 pellegrini nel 1625, a fronte di una popolazione stabile di circa 100.000 abitanti. I pellegrini erano per la maggior parte italiani e di età non superiore ai 40 anni. La presenza di donne è stata, fino alla metà dell'Ottocento, minoritaria e legata per lo più a una dimensione familiare o confraternale del pellegrinaggio. Alle confraternite si deve anche l'ampliamento della composizione sociale del pellegrinaggio, grazie al supporto dato per il vitto e l'alloggio a Roma a chi non avrebbe altrimenti avuto i mezzi per sostenerli. Tuttavia il pellegrinaggio, soprattutto da regioni distanti, è stato prevalentemente appannaggio dei ceti medi o medio-alti. Dopo il giubileo del 1675 ha avuto inizio una fase di flessione, che ha attraversato il processo di secolarizzazione di stampo illuministico e le difficili congiunture storico-politiche del XIX secolo, fino alla fine del potere temporale dei papi con Roma capitale d'Italia. Dopo una ripresa del pellegrinaggio nel 1900, le trasformazioni sociali ed economiche, i nuovi mezzi di trasporto e una libertà di movimento prima sconosciuta hanno portato a una crescita esponenziale del numero dei viaggiatori. Il grande Giubileo del 2000 ha accolto 25 milioni di pellegrini.

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I pellegrini capaci di leggere, fatto non scontato fino alla metà dell'Ottocento, hanno potuto contare nel tempo su diverse tipologie di testi utili per orientarsi durante la permanenza a Roma. La distinzione iniziale tra testi di natura devozionale (le Indulgentiae, gli Itineraria) e descrizioni delle vestigia architettoniche della Roma antica (i Mirabilia urbis Romae) si è andata perdendo tra fine Cinquecento e inizio Seicento, con un nuovo modello di guida che comprendeva sia gli aspetti devozionali che la descrizione delle “cose meravigliose” della Roma antica e moderna, all’epoca nel pieno delle trasformazioni urbanistiche e architettoniche volute dai pontefici. Alcuni autori e stampatori di rilievo arricchirono poi le guide di Roma di contenuti innovativi, tecniche espositive e illustrazioni più raffinate, con un’organizzazione della visita articolata in giornate e itinerari guidati e precisi. Tra Ottocento e Novecento, con la produzione editoriale su scala industriale e la progressiva diffusione del turismo, hanno visto la luce diversi modelli di guide: tra queste la piccola Guida del pellegrino, pubblicata a metà Novecento in vista degli anni santi e distribuita dai comitati organizzatori insieme a tessere personali, medaglie ricordo, cartine di Roma con itinerari da percorrere e informazioni pratiche. Si aggiungeva poi il Libro del pellegrino con i testi liturgici delle diverse cerimonie giubilari e informazioni sul contenuto dell’Anno Santo e sul rituale da osservare.

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